3) Voltaire. Tolleranza-intolleranza.
A).

Siamo di fronte al pi importante "campo di battaglia"
dell'illuminismo, quello della tolleranza, di cui  Voltaire 
stato un campione. In questa lettura egli espone le sue idee
sull'argomento, le contraddizioni dei cristiani che si professano
intolleranti e la razionalit della scelta per la tolleranza.
Notare il tono appassionato ed elevato con cui il filosofo
presenta il suo pensiero.
Voltaire, Trattato sulla tolleranza, capitoli undicesimo,
ventitreesimo.

Ma come! sar dunque permesso a chiunque di credere soltanto alla
propria ragione, e di pensare soltanto ci che questa, illuminata
o errante, gli suggerir? Certo che s purch costui non turbi
l'ordine: infatti, se non dipende dall'uomo il credere o il non
credere, dipende certamente da lui il rispettare gli usi della
patria; chi poi affermasse che il non credere nella religione
dominante costituisce un crimine, si farebbe egli stesso
accusatore dei primi cristiani suoi padri, e giustificherebbe
proprio coloro che egli accusa come persecutori.
Si risponder che c' una grande differenza, che tutte le altre
religioni sono opera degli uomini, e che la chiesa cattolica
apostolica romana , sola, opera di Dio. Ma, ragionando in buona
fede, la nostra religione, per il fatto che  divina, dovrebbe
forse importi con l'odio, con la persecuzione, l'esilio, la
confisca dei beni, la prigione, la tortura, il delitto e per
giunta rendere grazie a Dio per tali delitti? Quanto pi la
religione cristiana  divina, tanto meno toccher all'uomo
imporla. Se Dio l'ha fatta, Dio la sosterr anche senza di voi.
Ricordate che l'intolleranza non produce che ipocriti o ribelli:
quale funesta alternativa! Infine, vorreste far difendere dal boia
la religione di un Dio che dal boia  stato ucciso, e che non ha
predicato se non la dolcezza e la pazienza?.
Considerate, vi prego, le spaventose conseguenze del diritto di
intolleranza. Se fosse permesso spogliare dei suoi beni, gettare
in prigione, uccidere un cittadino il quale, in un certo grado di
latitudine, non professasse la religione ivi ammessa, in forza di
quali eccezioni potrebbero essere esentati dalle stesse pene i
capi dello Stato? La religione impegna ugualmente il monarca come
il mendicante: cos, pi di cinquanta fra dottori e monaci, sono
giunti ad affermare l'orribile mostruosit secondo cui sarebbe
lecito deporre, uccidere i sovrani che non professano la religione
della chiesa dominante: ma i parlamentari del regno hanno
costantemente cassato queste abominevoli decisioni di abominevoli
teologi_.
Non mi rivolger dunque pi agli uomini; ma a te, Dio di tutti gli
esseri, di tutti i mondi e di tutti i tempi: se  permesso a
deboli creature perdute nell'immensit e impercettibile al resto
dell'universo, osare di domandarti qualcosa, a te che tutto hai
donato, a te i cui decreti sono immutabili quanto eterni, degnati
di considerare pietosamente gli errori connessi alla nostra
natura; che questi errori non siano per noi fonte perenne di
calamit. Tu non ci hai dato un cuore perch ci odiassimo, mani
perch ci sgozzassimo; fa che sappiamo aiutarci vicendevolmente a
sopportare il fardello d'una vita penosa e breve; che le piccole
differenze intercorrenti fra i vestiti che coprono i nostri deboli
corpi, fra i nostri imperfetti linguaggi, fra tutte le nostre
ridicole usanze, fra tutte le nostre leggi imperfette, fra tutte
le nostre opinioni insensate, fra tutte le nostre condizioni cos
disparate agli occhi nostri e cos uguali ai tuoi; che tutte le
lievi sfumature distinguenti quegli atomi chiamati uomini, non
siano segnacoli di odio e di persecuzione. Che coloro i quali
accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro
che si contentano della luce del tuo sole; che coloro i quali
ricoprono le loro tonache con una tela bianca per significare che
bisogna amarti, non odino coloro i quali affermano la stessa cosa
ricoperti da un mantello di lana nera; che sia considerata la
stessa cosa l'adorarti servendosi di un'antica lingua, o
adoperandone una pi recente; che gli uomini rivestiti di abiti
rossi o violetti, che dominano su una piccola parte del piccolo
ammasso di fango di questo mondo, che posseggono qualche
tondeggiante frammento di un certo metallo, godano senza orgoglio
di ci ch'essi chiamano grandezza e ricchezza; e che gli altri
uomini li sopportino senza invidia: tu sai infatti che in tali
vanit non c' nulla da invidiare n di cui inorgoglirsi.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli! Aborrire la
tirannia esercitata sulle anime, cos come hanno in esecrazione il
brigantaggio, che sottrae con la violenza il frutto del lavoro e
della pacifica industria! Se i flagelli della guerra sono
inevitabili, almeno non odiamoci, non straziamoci a vicenda nei
tempi di pace, e impieghiamo l'istante della nostra esistenza a
benedire ugualmente in mille lingue diverse, dal Siam alla
California, la tua bont che ci ha donato quest'istante!.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
quattordicesimo, pagine 558-559.

B).

Per Voltaire prima di tutto la tolleranza  il frutto logico della
nostra natura debole e imperfetta. Al contrario l'intolleranza
trasforma gli uomini in mostri. Il problema della tolleranza
riguarda soprattutto il cristianesimo, che in teoria dovrebbe
essere la religione pi tollerante e in pratica lo  meno di tutte
le altre. Alla fine della lettura c' un accenno al rapporto fra
cristianesimo e Platone e al fatto che non esistono sette nel
campo delle scienze esatte.
Voltaire, Dizionario filosofico, voce "Tolleranza".

Che cos' la tolleranza? E' l'appannaggio dell'umanit. Siamo
tutti impastati di debolezze ed errori; perdoniamoci
reciprocamente le nostre sciocchezze, ecco la prima legge della
natura... Perch dunque abbiamo continuato a sgozzarci a vicenda,
pressoch senza interruzione, sin dal primo concilio di Nicea?.
Costantino cominci con l'emanare un editto che permetteva tutte
le religioni; ma fin per diventare un persecutore_
Incontestabilmente i cristiani pretendevano che la loro religione
fosse quella dominante_ che tutta la terra divenisse cristiana.
Divennero dunque necessariamente nemici di tutta la terra, almeno
finch non fosse convertita. Erano inoltre nemici tra loro su
tutti i punti delle loro numerose controversie_.
E' chiaro che qualsiasi individuo, il quale perseguita un uomo,
suo fratello, per il solo fatto che non  della sua opinione,  un
mostro. Su questo punto non ci sono difficolt. Ma il governo, i
magistrati, i principi come si comporteranno nei confronti di
quelli che praticano un culto diverso dal loro. Se si tratta di
stranieri potenti,  certo che un principe cercher di farseli
alleati. Francesco primo, il cristianissimo, si alleer con i
musulmani contro Carlo quinto, il cattolicissimo. Francesco I
finanzier i luterani tedeschi per sostenerli nella loro rivolta
contro l'Imperatore; ma comincer, secondo l'uso, con il far
bruciare i luterani di casa sua. Per politica li paga in Sassonia;
per politica li brucia a Parigi. Ma che accadr? Le persecuzioni
creano proseliti, ben presto la Francia sar piena di nuovi
protestanti. Da principio si lasceranno impiccare, pio tardi
.impiccheranno a loro volta. Si comincer con le guerre civili,
poi verr la strage di San Bartolomeo e quest'angolo del mondo
diverr un inferno quale nessuna fantasia sarebbe riuscita a
immaginare. Insensati, che non siete riusciti mai a rendere al Dio
che vi ha creati un culto puro! Mostri, che avete bisogno di
superstizioni, come il gozzo dei corvi ha bisogno delle carogne!
Vi  gi stato detto, e non vi  altro da dirvi: se avete fra voi
due religioni, i loro seguaci si sgozzeranno a vicenda; se ne
avete trenta, tutti vivranno in pace_.
Fra tutte le religioni, la cristiana  senza dubbio quella che
deve ispirare la maggior tolleranza, bench i cristiani siano
stati finora gli uomini pio intolleranti_ Gi gli apostoli erano
in disaccordo su diversi punti_ Ben presto si ebbero trenta
evangeli, ciascuno dei quali apparteneva a una corrente diversa;
e, a partire dalla fine del primo secolo, si possono contare
trenta sette di cristiani nell'Asia Minore, in Siria, in
Alessandria e persino in Roma.
Tutte queste sette, disprezzate dal governo romano e ancora
costrette alla clandestinit, si perseguitavano tuttavia a vicenda
gi nei sotterranei nei quali strisciavano; ingiuriarsi era tutto
quanto potevano fare in quel loro stato di abiezione: del resto
erano composte tutte pressoch esclusivamente dalla feccia del
popolo.
Quando infine i cristiani accolsero i dogmi di Platone, mescolando
un po' di filosofia alla loro religione e separandola nettamente
dal giudaismo, vennero gradualmente imponendosi, ma rimasero
sempre divisi in molte sette; in nessun momento la chiesa
cristiana  stata veramente una. Essa esord in mezzo alle
discordie di giudei, samaritani, farisei, sadducei, esseni,
giudaiti discepoli di Giovanni e terapeuti. Essa fu divisa sin
dalla culla, lo fu persino durante le persecuzioni ch'essa ebbe
talora a subire sotto i primi imperatori_.
Quest'orribile discordia, che dura da tanti secoli,  una lezione
che ci fa meditare sul mutuo dovere di perdonare i nostri errori;
la discordia  il peggior male del genere umano e la tolleranza ne
 il solo rimedio.
Nessuno osa mettere in dubbio una tal verit, sia che mediti con
calma nel chiuso del suo studio, sia che discuta pacatamente con i
suoi amici. Perch allora quegli stessi uomini che ammettono come
singoli l'indulgenza, la benevolenza, la giustizia, si levano poi
in pubblico con tanto furore contro queste virto? Perch? Si  che
l'interesse  il loro dio e sono disposti a tutto sacrificare al
mostro che adorano_.
Ogni setta, come si sa,  sinonimo di errore; non esistono sette
tra i cultori della geometria, dell'algebra, della aritmetica,
perch tutte le proposizioni di queste scienze sono vere. In tutti
gli altri campi ci si pu sbagliare. Quale teologo tomista o
scotista potrebbe seriamente affermare di essere sicuro del fatto
suo?.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
quattordicesimo, pagine 559-561.

C).

L'intolleranza  un prodotto del fanatismo, la tolleranza della
filosofia. Voltaire considera i fanatici come persone affette da
una malattia. N le leggi, n la religione sono metodi efficaci
contro di essa. Solo la filosofia  una medicina efficace. I
personaggi citati nella lettura furono dei terroristi, che
attentarono contro uomini politici in nome della religione durante
la guerra civile in Francia, (vedi Quaderno secondo/3, Capitolo
Sette, Introduzione. I monarcomachi).
Voltaire, Dizionario filosofico, voce "Fanatismo".

Il fanatismo sta alla superstizione come il delirio sta alla
febbre e come la rabbia sta alla collera. Chi ha delle estasi,
delle visioni, e scambia i sogni e le proprie immaginazioni per
profezie,  un entusiasta; chi la propria follia con il delitto, 
un fanatico. [...].
Il pi detestabile esempio di fanatismo  quello dei borghesi di
Parigi che corsero ad assassinare, scannare, gettare dalle
finestre, fare a pezzi, la notte di san Bartolomeo, i loro
concittadini che non andavano a messa.
Ci sono fanatici di sangue freddo: sono i giudici che condannano a
morte coloro che non hanno commesso altro delitto se non quello di
non pensare come loro; e questi giudici sono tanto pi colpevoli e
pi degni d'esecrazione del genere umano in quanto, non trovandosi
in un accesso di furore, come i Clment, gli Chatel, i Ravaillac,
i Damiens, sembra che potrebbero ascoltare la ragione.
Una volta che il fanatismo ha incancrenito un cervello, la
malattia  quasi incurabile. Ho visto dei convulsionari i quali,
parlando dei miracoli di san Paris, si eccitavano a poco a poco,
loro malgrado: gli occhi si infiammavano, le loro membra
tremavano, il furore sfigurava il loro volto, e avrebbero
ammazzato chiunque li avesse contraddetti.
Non c' altro rimedio a questa malattia epidemica che lo spirito
filosofico, il quale, diffuso di luogo in luogo, finir con
l'addolcire i costumi degli uomini, e col prevenire gli accessi
del male; perch non appena il male fa qualche progresso bisogna
fuggire, non c' che aspettare che l'atmosfera si purifichi. Le
leggi e la religione non valgono contro questa peste degli animi;
la religione, lungi dall'essere per loro un cibo salutare, si
trasforma in veleno per i cervelli infetti. Questi miserabili
hanno continuamente presenti l'esempio di Aod, che assassina il re
Eglon; di Giuditta, che taglia la testa a Oloferne dopo essere
giaciuta con lui; di Samuele, che taglia a pezzi il re Agag. Non
vedono che questi esempi, rispettabili nell'antichit, sono
abominevoli nel tempo presente; essi attingono i loro furori in
quella stessa religione che li condanna.
Le leggi sono ancora molto impotenti contro questi accessi di
rabbia:  come se leggeste un decreto del consiglio del re a un
frenetico. Costoro sono persuasi che lo Spirito Santo che li
ispira sia al di sopra delle leggi, e che il loro entusiasmo sia
la sola legge che devono ascoltare.
Che rispondere a un uomo che vi dice che preferisce obbedire a Dio
che agli uomini, e che di conseguenza,  sicuro di meritare il
cielo scannandovi?.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
quattordicesimo, pagina 554.
